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"Passaggi di Vita" di Sofia Riccaboni (Sangel Edizioni)(Gicar) - Una storia d’amore? Un omicidio irrisolto? Un saggio su un caso della Storia? Un giallo dai rivolti noir? Uno spaccato della società di oggi?  Un  racconto di fantascienza? Le sindromi esistenziali dell’Umanità di oggi? Sono mille gli argomenti o le fantasie che possono essere "imprigionati" in un libro, ma parlare di trapianto di organi visto dalla parte di chi lo ha vissuto sulla pelle non è proprio usuale anche se leggendo il testo curato da Sofia Riccaboni, “Passaggi di vita”, prefazione di Giuseppe Sciascia, (Sangel Edizioni), ci si accorge che affrontare tale materia, paradossalmente, è ben più difficile per chi è estraneo alla questione per non essersi mai imbattuto di persona nel problema e non per coloro che “forzatamente” lo hanno dovuto condividere in tutta la sua drammaticità. Una cosa è starci dentro fino al collo nella solitudine dell’indifferenza di chi è vicino o nello scivolar via di chi è "distratto", un'altra fare filosofia talvolta sterile pensando che le situazioni legate ad un trapianto siano lontane da noi mille anni luce e sublimando sull’incertezza personale relativa alla Sofia Riccaboni“donazione”. Come a dire «Problemi di trapianti, ora, non ne ho, ne per me, ne per i familiari, ne per gli amici. Se scoppieranno un donatore si troverà!». Come se quest’ultimo fosse il solo ed unico problema e senza pensare che l’idea di ricevere un organo, quale ultima possibilità per la propria sopravvivenza a discapito di qualcun altro, è circostanza quanto mai "dolorosa, faticosa e spaventosa".   Su questi temi e sulla reale sensibilità di ognuno di noi a parlarne si potrebbe discutere a lungo, in termini concreti o meno, senza centrare affatto le situazioni e con argomentazioni riservate, probabilmente, alle divagazioni da “salotto”. Per questa ragione abbiamo preferito far parlare direttamente l’autrice proprio con le parole che introducono il libro...


Sofia Riccaboni(Sofia Riccaboni) - Questo non vuole essere un libro verità. Non vuole essere un libro che vi dice cosa fare e cosa non fare in certe situazioni. Questo è solo una raccolta di storie. Realtà diverse, alcune con esito positivo, altre con esito opposto, altre ancora che restano ferme in bilico senza sapere se domani potranno leggere ancora qualche pagina.
Per qualcuno saranno solo storie, come tante altre, come tanti romanzi che spesso incontriamo ben in vista sugli scaffali delle librerie. Per altri invece queste non saranno semplici storie. Saranno pezzi di vita vissuta, direttamente e senza nessun tipo di possibile filtro. E' per loro che ho scritto questo libro. Per fargli sentire che non sono soli, che quello che hanno vissuto purtroppo è la storia di molti, di troppi.

Quando ti ritrovi catapultato, tuo malgrado, in una situazione di malattia pare quasi che il mondo scorra con tempi tutti suoi, slegati dalla concezione ordinaria a cui siamo abituati. In alcuni momenti i minuti sembrano ore, interminabili, eterne, immobili. In altri sembra che le lancette dell'orologio si mettano a correre, non permettendoti nemmeno di respirare, tutto scivola via in fretta, troppo in fretta in alcuni casi. E noi, li in mezzo, impotenti, senza nessuna possibilità di alterare il minimo particolare di tutto quel che sta succedendo.
Mi ci sono ritrovata per caso, come la maggior parte di noi. Nessuna malattia che anticipasse il problema, nessun tumore per intenderci. Dico tumore non a caso, perché é stata una delle prime domande che mi è stata fatta quando ho spiegato la situazione. “Ha un tumore?”
“Ecco signori, purtroppo no, non ha un tumore. Anzi vi dico di più, non sappiamo quel che ha”
.
Due mesi di vita, questa era la sua età. Tutto qui. Non sapevamo altro.
Ma, indipendentemente dall'età, trovarsi a dover combattere con la dichiarazione del medico “Signora ho facciamo un trapianto o sua figlia muore” resta un pugno nello stomaco che ti lascia un livido eterno, che non passa. Mai.
Vi risparmio, qui, la storia di Pamela, che troverete nel libro.
In realtà questo libro serve esclusivamente per far comprendere a molti che, comunque vada, abbiamo vinto. Che si arrivi al trapianto o meno, che si riesca a sopravvivere all'intervento o meno, che si riesca a donare o meno. Noi abbiamo vinto nel momento in cui, davanti a una scelta tanto difficile, non ci siamo tirati indietro. Spesso mi sono sentita dire che “ricevere un organo è facile”. Mai sentito una frase più idiota.
Ricevere un organo è una cosa difficilissima. Attendere un organo è una cosa difficilissima. Essere li, fermi in un letto di un ospedale, in attesa che qualcuno muoia per poterci salvare. Credo che solo chi ci si trova davvero riesce veramente a comprendere la fatica che si può fare. Nessuno augurerebbe la morte a un suo simile. Nessuno augurerebbe mai di passare un dolore tremendo come la morte di un parente caro. Quindi, per favore, smettetela di accusare chi si sottopone a un trapianto come se fossero degli stupidi egoisti. E' doloroso. E' faticoso. E' spaventoso. E una volta fatto non passa la sensazione di aver ricevuto un regalo non dovuto. Resta l'eterna gratitudine per quella persona che ha sacrificato una parte di se per aiutare noi.
Purtroppo in Italia la situazione è ancora ben lontana dal riuscire a trovare una soluzione per tutti i casi di richieste di organo. Perché ancora tanta gente non riesce a comprendere fino in fondo che non esiste altra via.
Ogni giorno sui giornali leggiamo di chi si ribella ai progressi della scienza. Facciamo salti mortali per arrivare alla vita eterna, ma quando ci si chiede di dare attuazione alle nostre richieste di immortalità con dei fatti concreti, allora la gente scappa. Ha paura di non so quale Dio che potrebbe, a dir loro adirarsi. Una volta un medico mi disse, mentre si parlava della cara Eluana, “Io e i miei colleghi ti possiamo dare la vita eterna. Anche se resti in un letto vegetale possiamo permetterti di vivere in eterno, o comunque per centinaia di anni. A noi è sufficiente iniettarti per sonda le sostanze necessarie al tuo fisico, simulare le funzioni vitali con respiratori e accessori e cambiare i vari organi man mano che quelli originali si deteriorano.” E aggiunse “Certo, non posso permetterti di continuare a vedere i tuoi cari, di parlare con loro, di scrivere, di ridere o vedere il cielo. Se ti basta stare in un letto senza nemmeno saperlo, possiamo farlo”.
Obiettai “Impossibile, non avresti mai gli organi per poterlo fare”. Annuì.
In Italia mancano le donazioni, anche se sono in aumento, per chi ha ancora una possibilità di vita normale, figuriamoci per “salvare” delle macchine senza anima.Ci vuole una nuova coscienza sociale, signori.
Dobbiamo capire che iscriversi all'AIDO o dare il consenso per un futuro prelievo di organi non serve solo a chi sta male. Purtroppo, e ripeto purtroppo, potrebbe essere l'unico modo per salvare se stessi.
Nessuno, infatti, ci rende immuni. Tutti possiamo trovarci nella situazione di dover essere sottoposti a un trapianto di un organo. Che faremo allora se fino al giorno prima siamo stati fermamente contrari alla donazione? Con chi ce la potremo prendere quando il medico ci darà la comunicazione che ci vorranno mesi per arrivare al nostro turno, sempre che ce la facciamo?In fondo al libro c'è il modulo per la sottoscrizione al consenso. Leggete questo libro tutte le volte che volete. Parlatene, discutetene in famiglia, portatelo a scuola. Se anche una sola persona verrò aiutata nella difficile scelta di donare e di ricevere un organo.

Presentazione del libro
"Passaggi di Vita" di Sofia Riccaboni
Bologna 22 luglio 2010




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